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Gli ultimi, vite fuori dal coro

Martedì 12 luglio, presso le Librerie Coop Ambasciatori di Bologna, si è tenuta la presentazione del libro “Gli ultimi, vivere fuori dal coro” di Pino Petruzzelli, ed. Chiarelettere, nell’ambito delle iniziative di Molteplicittà.

“Gli ultimi che intendo – scrive l’autore – sono persone che riescono a capovolgere le sorti di una vita in apparenza compromessa.” Solitari ma non soli. La dignità prima di tutto. A volte provocano, a volte possono disturbare, ma è la loro semplicità che può dar fastidio. La semplicità è una dote difficile da conquistare, diceva Chaplin.

Petruzzelli accompagna il lettore in un viaggio lungo dieci anni. Incontri sorprendenti come quello con uno degli ultimi beduini che ancora vivono nel deserto del Negev, o con Zeidan, muratore palestinese che si è guadagnato da vivere costruendo il muro della vergogna che separa Israele dai Territori palestinesi.

Fuori dal coro c’è il guardaboschi amico di Mario Rigoni Stern che difende la montagna e la sua cultura, il maestro d’ascia di Lampedusa che conduce una battaglia solitaria contro l’inquinamento, e molti altri. Non sono perdenti né vincenti. Loro hanno scelto altre regole del gioco.

Pino Petruzzelli da anni vive e lavora a Genova dove dirige il Centro Teatro Ipotesi. Attore e regista, ha scritto per Chiarelettere NON CHIAMARMI ZINGARO (2008), testo che ha portato anche in tournée in tutta Italia. Il suo ultimo lavoro per il teatro è un monologo dedicato alla figura di Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco tra i protagonisti della resistenza al nazismo.

Paola Borgna e la clandestinità

Martedì 5 luglio, nell’ambito di Molteplicittà, presso le Librerie Coop Ambasciatori, si è tenuta la presentazione del libro di Paolo Borgna “Clandestinità (e altri errori di destra e di sinistra)” ed. Laterza; l’incontro è stato moderato da Silvestro Ramunno.

Un fenomeno epocale come le nuove migrazioni verso l’Europa poteva essere l’occasione per una scommessa straordinaria: ragionare su una cultura della legalità, coniugata con il principio di solidarietà, collegare i comuni doveri con la capacità di estendere i diritti e di includere nuove popolazioni. Si poteva fare, di questa scommessa, l’orizzonte dell’Europa del futuro. Si poteva fare ma non si è fatto. La nostra ampia e confusa normativa sugli stranieri è sbagliata. È inefficace, non raggiunge gli obiettivi che si propone. Produce ingiustizia. È forte con i deboli e debole con i forti. Basta leggere cosa è accaduto ad Angela, moldava che voleva fare la badante; Hamid, marocchino, baby pusher; Abdel, egiziano e giardiniere clandestino.

Noi abbiamo in Italia un fenomeno di clandestinità troppo esteso – conferma l’autore –  a causa di una normativa sugli ingressi troppo farraginosa e lenta, che condanna alla clandestinità anche a chi non vuole esserlo e avrebbe le condizioni per emergere. L’errore della sinistra è stato quello di non aver saputo scindere la solidarietà verso gli immigrati dalla criminalità, l’errore della destra è stato quello di cavalcare il senso di insicurezza della popolazione in termini di consenso dando solo risposte declamatorie come l’introduzione del reato di clandestinità”.

Paolo Borgna è magistrato a Torino dal 1981. Tra il 2001 e il 2003 ha lavorato a Bruxelles, come esperto di criminalità transfrontaliera, al Patto di stabilità per il Sud Est Europa. Attualmente è procuratore aggiunto nel capoluogo piemontese e coordina il gruppo di lavoro Sicurezza urbana. Per anni si è occupato di tratta degli esseri umani. È autore di vari saggi sulla giustizia.